7 Luglio 2020

Sweat Records

Sweat Records Miami, molto più di un negozio di dischi

AutoreAndy

Testo Valeria Mazzucca / Foto Andrea Olivo

5505 NE 2nd Ave, Miami, South Florida: segnatevi questo indirizzo se volete farvi un giro a Miami. Guardatevi intorno e, quando vi troverete faccia a faccia con Notorius B.I.G., Iggy Pop, David Bowie, Johnny Cash, Serge Gainsbourg, Billie Holiday e molte altre stelle del gotha della musica, allora saprete di essere nel posto giusto: di fronte al “Wall of Idolatry”.

Il maestoso murale firmato CP1 (al secolo Claudio Picasso) è in pratica l’anticamera di un piccolo grande mondo indipendente. Una perla piuttosto rara che porta il nome di Sweat Records.
Chiamatelo negozio di dischi, spazio per eventi live, etichetta discografica per emergenti, caffè o semplice punto di ritrovo aperto 7 giorni su 7, Sweat Records è un vero e proprio centro catalizzatore artistico e culturale che attrae di tutto e che a sua volta, sotto il fiero vessillo dell’indie, diffonde il proprio credo. Un credo dalle tendenze pericolosamente hipster ad essere sinceri, i cui spigoli sono pero smussati dal vento che spira dal vicino Churchill’s Pub, vero e proprio tempio del punk/rock di Miami (per intenderci, qui Marilyn Manson fece le sue prime apparizioni).

Lauren Reskin è la mente e il braccio di tutto questo. Nata e cresciuta a Miami, dopo aver lavorato trasversalmente nel mondo della musica, nel 2005 ha deciso di regalare alla sua città quello che le mancava, ovvero un punto di aggregazione, un “portale” per la scena della musica indipendente: “In una città grande come Miami ci sono un sacco di cose da fare e devi trovare ciò che davvero ti rappresenta. Noi abbiamo sempre cercato di portare alle persone nuova musica, spettacoli dal vivo e eventi in tutta la città. Cerchiamo di promuo- vere ottima musica di ogni tipo supportando gli artisti locali. Abbiamo rifiutato le proposte di alcune compagnie che non erano in linea con la nostra filosofia e siamo stati felici di farlo. Una delle benedizioni di essere indipendenti è proprio quella di poter seguire il proprio istinto, adattandolo ai cambiamenti che servono.”

In quasi dieci anni di attività, per “Lolo” e gli altri ragazzi dello staff molte cose sono cambiate. E così, da un semplice negozio di dischi si è giunti a qualcosa di concettualmente molto più grande e fertile, in grado di resistere alle spietate logiche di marketing, alla crisi e persino a un uragano: “L’uragano Wilma spazzò via il primo negozio, solo sette mesi dopo l’apertura e quindo ci siamo dovuti trasferire in una nuova sede. Cioè qui dove siamo ora. All’inizio vendevamo sia vinili che CD. Adesso invece il 95% sono vinili e teniamo pochi CD. E abbiamo allargato il nostro inventario in una maniera incredibile.”

Sweat Records ha l’onore e l’onere di essere uno degli ultimi negozi di dischi indipendenti del sud della Florida e, nonostante una certa pressione sia inevitabile, è riuscito a ricavare il suo punto di forza da due realtà decisamente di nicchia: il veganismo – al bar dello store infatti tutti i prodotti sono rigorosamente vegani – e i vinili.
E a proposito di vinili, Lauren ha spiegato: “Sono letteralmente l’unico formato musicale (insieme al download a pagamento) che sta registrando un incremento di vendite. C’è una solida nuova generazione di estimatori e ogni giorno arriva qualcuno che per la prima volta compra un vinile. Non penso che diventerà in breve tempo una maggioranza nel contesto generale delle vendite, ma è un ottimo mezzo che gli artisti possono utilizzare per esprimere la loro creatività e per mantenere il contatto con i loro fan che possono crearsi una collezione. Ora come ora il principale problema è che non si stampa con facilità. Nell’era del digitale però molte persone stanno andando nella direzione opposta, scegliendo il for- mato analogico Ed è giusto secondo me.”

Iggy Pop, Bonnie “Prince” Billy, Thurstone Moore, Ian MacKaye sono solo alcuni degli artisti che hanno fatto visita allo store: chi per comprare dischi, chi per suonare dal vivo, chi per una semplice jam session. Per un motivo o per l’altro, tutti sono diventati amici e frequentatori dello Sweat Records: “E’ sempre così assurdo”, ha commentato Lauren, “perché noi siamo grandissimi fan di questi personaggi e loro sono tutti sono sempre grandiosi e gentili. E’ un onore per noi averli in negozio.”

In buona sostanza, il nome “Sweat” – “sudare” in inglese – riassume lo spirito e il credo di chi lavora nel negozio e di chi lo frequenta: al sudore dell’umido e caldo clima di Miami si unisce quello più gratificante del duro lavoro e della costante dedizione per mantenere grande ciò che si ama. La ricetta esatta per gestire un posto di questo tipo pare non esserci, ma due cose sono imprescindibili: nuove idee per attirare sempre gente e un affitto basso.

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